L'ABITUDINE DEL DOLCE FAR NIENTE ...

... una abitudine che si coltiva nei primi anni della nostra vita "con l'aiuto dei nostri genitori".
Se in gioventù ci si abitua al lavoro al più presto possibile non si sarà mai disoccupati … altrimenti è il contrario.
Per ogni giovane non è facile uscire dalla pubertà nel dolce far niente per entrare nel mondo del lavoro … magari anche gratis.
Il lavoro non deve fare parte del solo lucro ... il lavoro fa parte della dignità e della autostima che ogni essere umano acquisisce lavorando anche senza guadagnare denaro.
In un mondo moderno come il nostro … raramente esiste quel giovane automotivato che decide di alzarsi presto al mattino per poter fare qualcosa di utile alla società.
Senza questa automotivazione … senza questa autodisciplina … il giovane diventato maggiorenne continua ad adagiarsi sulle abitudini che le mamme … inconsciamente … hanno creato per amore materno.
Le mamme che non incitano i figli nel essere attivi alzandosi presto al mattino : generano un danno ai propri figli.
La solita giustificazione che “nessuno offre lavoro” non toglie che l’inattività al lavoro diventa una abitudine … può diventare un grave danno alla persona diventata adulta che ha imparato ad adagiarsi su uno stile di vita senza futuro.
Una situazione che può impegnare anche i genitori nel volerlo aiutare anche per tutta la loro vita per dovere materno e paterno nell’assistere un figlio adulto autoinsufficente ... un figlio che in futuro avrà sempre bisogno di aiuto anche dall'assistenza sociale.
Una usanza che blocca automaticamente la possibilità di formare una famiglia con un lavoro che gli permetterebbe di mantenerla degnamente. 
Quello che già aiuta è : lo studio di una futura professione ... a scuola il cervello inizia a girare così come se fosse il rodaggio di una nuova automobile.
Andare a scuola non offre ancora la garanzia di trovare automaticamente un datore di lavoro disposto ad offrire un posto di lavoro una volta raggiunta la maturità.
Quello che potrebbe aiutare un giovane nell’uscire dal letargo infantile è il servizio militare, dove l’alzarsi presto al mattino è un obbligo che il suono stridulo della trombetta lo ricorda spiacevolmente buttandoti giù dal letto (la mamma che ti porta il caffè a letto alle 10°° del mattino non c’è più).
L’intensa attività giornaliera del giovane militare inizia verso le ore 6°° del mattino … uscendo all’aria fresca con le sole mutande e con l’asciugamano intorno al collo ... si corre per recarsi al lavatoio … con solo 20 minuti per lavarsi e vestirsi … mettere a posto la branda (il letto) … presentarsi all’appello in riga e fare colazione.
Durante il giorno si lavora nel prendere una scopa per pulire la caserma … oppure per pulire i gabinetti che frequentemente bisogna anche sgorgare in quanto otturati/intasati dalla carta di giornale ... con escrementi che galleggiando emanano odori repellenti da vomito …
Insegnamenti di vita estremamente utili per ogni giovane all’inizio della loro esistenza ... insegnamenti che non si dimenticano … una esperienza unica con la quale si impara a “come” deve iniziare il giorno : LAVORANDO.
Con questo drill si diventa uomini nel vero senso della parola ... una esperienza utile con la quale in futuro non esisteranno più problemi di lavoro ... la voglia di lavorare diventa un dovere psichico al quale non si può più rinunciare ... ci si butta in un qualsiasi lavoro anche se non è quello sognato ... anche se molto impegnativo negli orari.
Purtroppo il servizio militare obbligatorio è stato eliminato, e i genitori contribuiscono ad aiutare i giovani al dolce far niente ... e i figli ne approfittano.
Ci si abitua ad uno stile di vita comoda che non permette di uscire psichicamente da una usanza nociva alla propria esistenza.
Ci si adagia su quello che in prestito si riesce ad ottenere da altre persone con la promessa di restituzione appena si inizierà a lavorare ... una promessa che mai verrà mantenuta.
Il giovane che cerca disperatamente una ragazza … ma … le donne cercano UOMINI responsabili al mantenimento di una famiglia composta da ev. figli.
Ogni donna cerca la sicurezza e la protezione quando si desidera formare una famiglia e procreare per cui la donna ha sempre la tendenza di voler cercare un uomo cui fidarsi e poter avere un futuro tranquillo senza problemi ... un affidamento che viene assicurato dall'uomo solo avendo una occupazione che gli permette di mantenere una famiglia guadagnando il necessario per vivere degnamente senza aver bisogno di aiuto.
Il salto dall’abitudine del dolce far niente, verso l’abitudine al lavoro … diventa sempre più difficile con il passare degli anni ... il giovane abituato a non far niente avrà in futuro sempre grandi difficoltà nel trovare un lavoro stabile con una professione che gli permette di essere autosufficente.
Se si trova un posto di lavoro si licenzierà quanto prima con la scusa che non era quello giusto, oppure con la scusa che il compenso non era abbastanza allettante per le ore di lavoro svolte, oppure verrà licenziato per svogliatezza sul lavoro … e lui contento di ritornare a casa …
La persona adulta abituata a non lavorare non ha più la forza psichica di rientrare nei giusti parametri per poter far parte della società lavorativa.
Il suo destino è orientato all’inattività adagiandosi sulle strutture pubbliche di assistenza sociale, si accontenta di quel poco che riceve per poter sopravvivere con il motto : “perché lavorare se vivo bene anche così”.
La persona che si adagia a questo tipo di vita finirà i suoi giorni in piena solitudine vegetando davanti ad un computer alla ricerca del grande amore che non trova.
In genere sono proprio quegli uomini che si fanno mantenere da una donna.
Aiutare i figli svogliati diventati forse adulti concedendo loro somme di denaro con la speranza che il loro motore si mette in moto ... è come mettere benzina nel serbatoio in un motore che non esiste.
Il motorino d’avviamento funziona … ma il motore non parte ... insistendo si scarica anche la batteria.
In altre parole : è come mettere acqua in un secchio senza fondo.
Questa è la situazione dei disoccupati cronici che non riescono a superare se stessi per poter vivere senza alcun aiuto.
(pubbl. il, 12.01.2016 su FB)